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Apparati di rete

Gli apparati di rete si raccolgono via SNMP, che è l’unico linguaggio che switch e router di vendor diversi parlano tutti. Da lì Corellix ricostruisce la topologia e la aggancia al resto dell’infrastruttura.

Identità dell’apparatoModello, versione firmware, tempo di attività
InterfacceStato, velocità, utilizzo, errori, scarti
ViciniChi è collegato a quale porta (LLDP, CDP)
Tabelle di forwardingQuali indirizzi MAC sono visti su quale porta
VLANConfigurazione e assegnazione alle porte

Da Sistema → Raccolta dati, o da Beacon Studio per un controllo più fine.

Utente: corellix-ro
Autenticazione: SHA
Cifratura: AES
Livello: authPriv

L’utenza deve avere accesso in lettura alle MIB standard. Non serve accesso in scrittura: Corellix non configura gli apparati.

Supportato dove v3 non è disponibile. La community viaggia in chiaro: usatelo solo su reti di gestione separate.

Si può indicare un intervallo di indirizzi e lasciare che Beacon trovi gli apparati che rispondono, oppure elencarli uno per uno. La scoperta è più comoda al primo avvio; l’elenco esplicito è più prevedibile a regime.

A ogni apparato si assegna un ruolo — core, distribuzione, accesso, firewall, load balancer — che determina come viene rappresentato nella mappa e con quale peso entra nella ricostruzione dei percorsi.

Il ruolo si assegna in Risorse → Rete → Ruoli degli apparati. Non è cosmetico: una mappa in cui tutto è “switch” non aiuta a leggere niente.

La mappa mostra apparati e collegamenti ricostruiti dai vicini dichiarati. È in Risorse → Rete → Mappa.

Due scelte deliberate nel modo in cui è disegnata:

  • Mostra una cosa alla volta. Una mappa che disegna tutto insieme è illeggibile in qualsiasi rete reale. Si sceglie il livello e si scende.
  • Non disegna ciò che è spento. Le porte disattivate e i collegamenti non attivi non compaiono: rappresentare un collegamento che non esiste è peggio che non rappresentarlo.

Il flow trace ricostruisce il percorso di rete fra due punti — una VM e un server, un client e un servizio — attraversando gli apparati che ha in inventario.

Serve a rispondere alla domanda “da dove passa questo traffico”, che è il primo passo per capire dove si perde. È in Risorse → Rete → Flow trace, e come lente dentro Core 360°.

La ricostruzione è basata su ciò che gli apparati dichiarano: dove la topologia è incompleta — apparati non raccolti, LLDP disattivato — il percorso risulta parziale, e la pagina lo dichiara invece di indovinare.

Il valore della raccolta di rete non è nella mappa: è nell’aggancio con il resto dell’inventario. Una porta satura diventa un’informazione utile quando si sa quale host ci sta sopra, quali VM ci girano e quali utenti ne dipendono.

Questo aggancio è automatico dove gli indirizzi MAC delle VM compaiono nelle tabelle di forwarding degli switch — che è il caso normale.

SNMP dice come sta l’apparato. Per sapere se un servizio è raggiungibile attraverso la rete servono le probe attive dell’ Infra Agent, eseguite da host in reti diverse. Le due cose insieme distinguono un guasto dell’apparato da un problema di raggiungibilità circoscritto a un segmento.